Venti anni del nuovo Caseificio Di Nucci, l’evoluzione dell’artigianato con le radici salde nel passato

La famiglia Di Nucci il 18 giugno 2000, durante l'inaugurazione della nuova sede del Caseificio.

Il 18 giugno del 2000 fu inaugurata la nuova sede del Caseificio, nell’area artigianale di Agnone, segno di rinascita del settore artigianale in Alto Molise.

La nuova sede del Caseificio Di Nucci nel 2000.

Era il 18 giugno del 2000 quando fu inaugurata la nuova sede del Caseificio Di Nucci di Agnone. Una grande casa – laboratorio nell’area artigianale di Agnone, oggi cuore pulsante ed operativo di tutta l’attività.

 

A distanza di 20 anni da quel giorno, che ha segnato un punto di svolta per il Caseificio, Franco Di Nucci e la sua famiglia ricordano la ricorrenza, l’inizio di una “nuova dimensione e di una nuova epoca” per l’impresa casearia, che si inseriva in un contesto di rinascita collettiva del settore artigianale agnonese.

Sfogliando l’album dei ricordi, compaiono le immagini del giorno dell’inaugurazione, esattamente 20 anni fa.

La benedizione della nuova sede del Caseificio Di Nucci da parte del Vescovo Antonio Santucci

L’inaugurazione della nuova sede del Caseificio

C’è tantissima gente che accorre e che festeggia. Il Vescovo di allora, Antonio Santucci, che benedice con affetto l’inizio della nuova vita del Caseificio Di Nucci. Parenti, amici, il gruppo folkloristico “I Dragoni del Molise” che intona canti e balli, rendendo ancora più gioiosa l’atmosfera. I piccoli Serena, Antonia e Francesco che posano davanti ad una gustosa torta con il nonno Antonio. Intorno, il paesaggio verde della valle del Verrino.

«Facemmo un invito a tutta la città e tutta la città si presentò per l’occasione – racconta Franco Di Nucci -. Tanti arrivarono da lontano. Fu una vera e propria festa di popolo per un’attività che rinasce. Mi vengono ancora i brividi nel pensare al momento in cui con mia moglie Rosetta, mio padre Antonio e i miei figli vedemmo arrivare in contemporanea centinaia di persone». La visita nel nuovo laboratorio, con i locali progettati per la produzione, le nuove attrezzature. «Non feci una grande evoluzione di impianto  – continua Franco Di Nucci  – ma ora avevamo una sede ampia, con materiali in acciaio inossidabile e materiali artigianali. La sfida fu quella di produrre formaggi utilizzando vecchie metodiche e strumenti che erano una leggera evoluzione del caccavo di rame (antico recipiente per la lavorazione del latte), migliorando la comodità della lavorazione casearia».

La festa di inaugurazione con il gruppo folkloristico I Dragoni del Molise.

Un’evoluzione con le radici salde nel passato

Franco Di Nucci ha cominciato a lavorare in Caseificio all’età di 20 anni. In effetti, la ricorrenza dell’inaugurazione della nuova azienda, che oggi si può visitare nell’area artigianale di Agnone, segna anche i 40 anni della sua attività di imprenditore e artigiano caseario.

Il padre Antonio si era trasferito ad Agnone nel 1955, e il Caseificio negli anni ha cambiato varie sedi produttive, prima di approdare in Via Roma 12, sul corso principale della cittadina, dove la famiglia Di Nucci aveva la propria abitazione, e dove oggi c’è il negozio del Caseificio.

Il nonno Giovanni non era entusiasta che Franco continuasse l’attività di famiglia. Ma lui, dopo aver studiato filosofia all’Università di Napoli, negli anni ’80 aveva scelto di tornare. Aveva rincontrato Rosetta – che poi diventerà sua moglie – la quale era rientrata ad Agnone da Chieti. Era dunque il momento di dimostrare di saper fare un lavoro impegnativo come quello, di saper prendere le redini di una storia secolare e di continuare, guidato dal carattere di “caparbio montanaro attaccato alla sua terra” un mestiere che si tramanda, ancora oggi, da padre in figlio.

Laboratorio di produzione del Caseificio Di Nucci anni ’80

La prima idea di nuovo Caseificio era in zona San Lorenzo nel 1985. Franco si era reso conto che il laboratorio di produzione dei formaggi era piccolo, rispetto al movimento commerciale che cominciava ad affacciarsi e che era necessario produrre di più. Il Caseificio iniziò a svolgere autonomamente la raccolta del latte tra le campagne, mentre in precedenza veniva conferito dagli allevatori. Assunse dipendenti. Erano ormai 8 persone a lavorare e c’era l’esigenza di aprire una nuova sede, anche per superare i problemi logistici dovuti alla posizione del Caseificio in centro città: i camion di raccolta latte davano fastidio alla circolazione, c’erano nuove necessità  normative.

 

La nuova area artigianale di Agnone

Intanto in città si lavorare alla creazione dell’area artigianale di Agnone, dove tutti avrebbero poi spostato le produzioni. Ma per problemi con i terreni di proprietà privata la zona non decollava.

Franco si impegnò per risolvere la questione. Il 19 marzo del 1995, Agnone ricevette l’onore della visita di Papa Giovanni Paolo II. Franco fu scelto dal Vescovo Santucci per rivolgere un discorso pubblico al Pontefice a nome degli artigiani del luogo, condividendo le preoccupazioni per lo spopolamento delle aree interne. «Le parole del Papa, che ci invitava a progettare il nostro futuro – racconta il titolare del Caseificio – le ho intese come un input a partecipare alla vita politica del territorio. Dopo la visita del Santo Padre, mi presentai come candidato in Comune e feci l’assessore per tre anni. Uno dei miei obiettivi era occuparmi della programmazione della nuova area artigianale, nella consapevolezza che ci fosse bisogno di un concreto rilancio del settore economico».

La costruzione della nuova sede del Caseificio Di Nucci ad Agnone da parte della ditta di Vincenzo Carosella.

Finalmente i problemi si risolsero e con l’acquisto dei lotti, partì la nuova avventura del Caseificio Di Nucci. Una nuova organizzazione per la rinascita economica e sociale del paese.

I lavori cominciarono nell’aprile del 1999. Tra le foto, alcune ricordano quei momenti, quando l’impresa del costruttore Vincenzo Carosella gettò le fondamenta della struttura. Entro un anno, come stabilito, il nuovo Caseificio Di Nucci sarebbe stato pronto. Fu costruita la prima parte dell’edificio con il laboratorio e i servizi, mentre il Museo di Arte Casearia e della Transumanza è stato poi realizzato nel 2008.

Produrre in maniera antica con certificazioni industriali

«Ho acquistato un furgoncino che portava i prodotti in centro – spiega Franco -, perché Via Roma è sempre rimasto l’ hub logistico. Nel frattempo, nel 1997 avevamo aperto il negozio ad Isernia. Fu un ulteriore motivo di ampliamento della produzione. Cominciammo ad allargare i nostri confini. Avevamo bisogno di una sede con maggiore efficienza e la disciplina che la produzione di alimenti ci imponeva. Ci siamo imposti certificazioni volontarie, per il rispetto normativo e la sicurezza alimentare: senza additivi, conservanti e sistemi di produzione che vadano ad inficiare la naturalità dei processi. Con l’obiettivo di produrre in maniera antica con certificazioni industriali. Un metodo complicato, ma che abbiamo scelto per la stessa testardaggine dell’uomo della montagna che vuole scalare le vette, conservando una storia antica e facendola diventare un processo produttivo di grande efficacia».

 

Un’altra foto spicca nell’album dei ricordi del 18 giugno 2000. Quella della targa realizzata da un amico tipografo di Franco Di Nucci. Una targa che ora campeggia all’ingresso del Caseificio, un altro pezzo di storia che si aggiunge alla lunga tradizione di famiglia.

 

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