Essere allevatori di montagna con l’emergenza neve

Il lavoro degli allevatori di montagna durante l'emergenza neve. Agnone, verso contrada Sant'Onofrio

Le testimonianze dall’Alto Molise dell’allevatore-veterinario Marino Amicone e dell’allevatrice Mina Marcovecchio, allevatori di montagna eroici e silenziosi esempi di lavoro fatto con passione.

Allevatori di montagna. Succede almeno una volta l’anno. A volte in modo più impetuoso, altre in modo più dolce. Ma la bufera di neve torna sempre a visitare l’Alto Molise, terra interna nel cuore dell’Appennino, dove le nevicate sono ben note e se ne ricordano di clamorose, come quella del 1956 o la più recente del 2012. E sarà da ricordare anche la grande nevicata che dal 5 al 9 gennaio 2017 ha sommerso di bianco tutto il territorio, arrivando anche a due metri tra le vette più alte ed i paesi più ad alta quota come Capracotta.

Il lavoro degli allevatori di montagna durante l'emergenza neve. Agnone, verso contrada Sant'OnofrioIl lavoro degli allevatori di montagna durante l'emergenza neve. Agnone, il paesaggio di Contrada Sant'Onofrio da casa di Mina Marcovecchio

In situazioni difficili come quelle dei giorni della tormenta, tra strade chiuse, disagi alla viabilità, impossibilità di liberare i passaggi a causa della bufera (che alza la neve da terra e la trasporta dove vuole sulle ali del vento), soccorsi a chi vive in case isolate e a chi si sente male o resta bloccato nell’auto nel tentativo di andare a lavoro, cosa succede alla zootecnia locale? Come gli allevatori di montagna, grandi lavoratori silenziosi ed insostituibili, riescono a prendersi cura degli animali, tra le condizioni impervie del gelido inverno?

Lo abbiamo chiesto ad un allevatore e ad un’allevatrice, 2 dei rappresentanti delle 15 aziende di allevatori disseminate nelle campagne alto molisane, che ogni giorno forniscono il latte al Caseificio Di Nucci e che vivono le stesse difficoltà.  Testimoni di grande dedizione al lavoro, di amore per la propria terra e custodi di un mondo, quello della pastorizia, che fa parte delle nostre radici e delle radici dell’Alto Molise.

L’allevatore-veterinario che soccorre con le ciaspole gli animali in difficoltà.

Il lavoro degli allevatori di montagna durante l'emergenza neve. Marino Amicone al lavoroIl lavoro degli allevatori di montagna durante l'emergenza neve. Stalla dell'allevatore Marino Amicone sommersa dalla neve

Marino Amicone ha 37 anni e si occupa di un allevamento di vacche da latte sul territorio tra Agnone e Capracotta, precisamente in contrada Macchia di Capracotta. È un allevatore, ma anche un veterinario. Un giovane appassionato della sua terra, uno di quelli che dopo un’esperienza fuori ha scelto di tornare. Per lui e per la sua famiglia – anche i suoi nonni avevano gli animali e uno dei nonni sapeva trasformare il latte in formaggio – le granIl lavoro degli allevatori di montagna durante l'emergenza neve. Vacche dell'allevatore Marino Amicone, d'inverno rimangono in stalla.di nevicate non sono una novità. Ma questo non significa che non ci siano difficoltà. «Uno dei problemi è che ci sono bassissime temperature – racconta Marino  – e capita che si congelino le tubature per il rifornimento idrico agli animali. Stavolta, siamo riusciti a risolvere subito, ma possono esserci delle complicazioni. Un metodo per evitare il gelo dell’acqua degli animali è quello di lasciarla un po’ aperta». Altri disagi ci sono per portare il fieno nella stalla dove sono ospitati gli animali, che in inverno quando è freddo restano al chiuso, sviluppando una grande capacità di auto-riscaldarsi, grazie al calore prodotto dai loro corpi. Un tempo, ci spiega il veterinario-allevatore, veniva adibito a fienile il piano di sopra della stalla, collegato ad un passaggio interno all’abitazione degli allevatori. Tramite un buco nel soffitto della stalla, si riusciva a far cadere il fieno nella mangiatoia per rifocillare i bovini. Una specie di mega-tunnel verticale che permetteva di portare il cibo direttamente nella corsia di alimentazione. Adesso però questo stratagemma è poco utilizzato. «A volte succede che a causa della bufera venga a mancare l’elettricità – spiega Marino Amicone -. E senza energia elettrica non si riesce a mungere. Bisogna avere come scorta un gruppo generatore. In un paese qui vicino, a Montazzoli (provincia di Chieti), c’è stato un black-out e le persone hanno avuto bisogno di aiuto». E poi c’è il problema principale, quello della fornitura del latte al Caseificio Di Nucci.

Le vacche vanno munte due volte al giorno e producono dunque, ogni giorno, tanti litri di latte fresco, che se non viene trasformato in formaggio può andare perso. Ci sono allevatori già forniti di trattori, i quali riescono da soli a creare dei passaggi sulle strade e ad evitare di rimanere bloccati nella tormenta, altre volte devono ricorrere all’aiuto del servizio di sgombero neve dei comuni. Ma quando c’è bufera, i percorsi liberati non lo restano a lungo. «Fino a due giorni, riusciamo a conservare il latte appena munto nei frigoriferi di stoccaggio  – racconta Marino  – ma poi va trasformato. Noi facciamo un po’ di formaggio, perché abbiamo l’agriturismo Guado Cannavina, ma è indispensabile che avvenga la raccolta».

Marino Amicone è anche veterinario e deve quindi occuparsi di altri animali in caso di emergenza. Gli è capitato proprio in questi giorni di essere chiamato da un allevatore perché una vacca si sentiva poco bene. «Non potevo non andare – racconta Marino  – ci sono rischi per guidare per raggiungere altre località di campagna, ma con impegno, i giusti mezzi e la comunicazione con chi si occupa del servizio di sgombero neve, si può fare. Certo è che bisogna essere organizzati. Io ho comprato delle ciaspole e le consiglio a tutti i miei colleghi. È l’unico modo per camminare in sicurezza quando ci sono neve e bufera».

Cosa significa, allora, essere allevatori di alta montagna? Abbiamo chiesto al nostro allevatore-veterinario. E cosa ne pensa di quanto stanno vivendo gli allevatori nelle zone colpite dal terremoto, come Amatrice? «È una sfida impari rispetto a chi lavora in pianura. Ma c’è soddisfazione, perché nascono prodotti di grande qualità. Nei mesi caldi, quando non c’è la neve, gli animali vanno al pascolo e le erbe naturali che mangiano trasferiscono le loro essenze nel latte. È un sapore che si sente al palato ed è tipico di ogni territorio. Ogni sapore è diverso, perché le erbe sono diverse e si adattano ai diversi climi, ed ogni montagna è diversa dall’altra». «Gli allevatori delle zone terremotate – aggiunge Marino – vanno aiutati in tutti i modi. L’allevamento, l’agricoltura, sono settori trainanti nell’economia italiana, per questo gli allevatori dovrebbero avere priorità. Non possiamo ora renderci conto della situazione drammatica che queste persone stanno vivendo, ma sicuramente devono avere la possibilità di lavorare, devono essere incentivati a produrre, altrimenti oltre ai disagi presenti avranno il futuro compromesso».

La passione di Mina, l’allevatrice che sfida le intemperie per accudire gli animali, oltre ogni disagio

Il lavoro degli allevatori di montagna durante l'emergenza neve. Mina Marcovecchio nella stalla della sua azienda agricolaIl lavoro degli allevatori di montagna durante l'emergenza neve. Stalla di Mina Marcovecchio

Mina Marcovecchio è un’allevatrice di 54 anni. Da almeno 20 anni si occupa dei suoi animali, che riescono a produrre circa 2 quintali di latte al giorno. Vive e lavora in contrada Sant’Onofrio di Agnone, zona ad alta quota particolarmente prediletta dalle tormente di neve. Svolge il suo lavoro col marito Fernando Catalano, ma spesso anche da sola. Qual è la sua giornata tipo? Si sveglia alle 5 del mattino. Il tempo per un caffè e poi subito in stalla, dove si prende cura delle sue vacche. Ogni giorno deve dar loro da mangiare, pulirle ed occuparsi della mungitura. Lo fa per circa 3 o 4 ore al mattino e poi nel pomeriggio dalle 15.00 alle 19.00 circa. «È un lavoro duro – racconta Mina  – e quando nevica le difficoltà si triplicano. Si può fare solo se si è mossi da una grande passione. È troppo faticoso e se non hai passione, non puoi farlo». La stalla di Mina è a circa 700 metri dalla sua casa. Quando nevica, quindi, deve imbacuccarsi per bene ed incamminarsi a piedi tra le intemperie, per raggiungerla. Non rifiuta di imbracciare la pala e di farsi strada, anche se il grosso dei cumuli nevosi riescono a toglierli grazie all’aiuto di un trattore. «Capita che salti l’energia elettrica – racconta Mina – ed una volta è stata un’odissea. Il lavoro degli allevatori di montagna durante l'emergenza neve. Stalla di Mina Marcovecchio con le sue vaccheIl lavoro degli allevatori di montagna durante l'emergenza neve. Casa di Mina Marcovecchio

Siamo dovuti uscire alla ricerca di un gruppo elettrogeno nella bufera. Neanche i termosifoni in casa funzionavano più e noi eravamo zuppi d’acqua. È stata dura». Ripercussioni, con il freddo, ci sono anche per la produzione di latte. «Le vacche sono abituate a stare fuori  – spiega Mina Marcovecchio – anche quando è inverno, se c’è una bella giornata, le faccio uscire. Ma se c’è la neve e le intemperie, sono costrette a stare dentro e ne risentono. Quindi fanno anche meno latte. E poi bisogna stare attenti e curarle per bene, per evitare che si ammalino». È capitato anche che durante la tempesta di neve, una vacca abbia partorito. «Anche adesso ce n’è una che è in procinto di partorire, il piccolo potrebbe nascere già la prossima settimana – racconta Mina – e dobbiamo essere pronti ad aiutarla. Sono sempre presente quando partoriscono le mie vacche.».

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