Storie di Transumanza, un viaggio straordinario nel mondo della zampogna

Alle origini della tradizione della zampogna, oggi simbolo del Natale, con il musicista ed esperto di etno-antropologia Mauro Gioielli.

Quando l’aria si fa pungente e le montagne dell’Alto Molise iniziano a tingersi di bianco, c’è solo un suono che può riscaldare la visione del paesaggio appenninico d’inverno: il suono della zampogna. Arriva all’improvviso, nelle orecchie e nel cuore, e più si avvicina, più l’animo si riempie di ricordi e delle emozioni delle feste di Natale.

Quando gli zampognari suonano nelle strade dei borghi, come Agnone, si può respirare già la calda atmosfera natalizia. Ma se nel nostro immaginario zampogna e zampognari sono associati al Natale, in realtà la tradizione legata a questo particolare strumento musicale è molto più antica e risale ad un periodo in cui il Natale ancora non esisteva.

Zampogna della prima metà del ‘900 – Museo di Arte Casearia e della Transumanza

 

Prima di conoscere origini e storie legate alla zampogna con un esperto d’eccezione, come Mauro Gioielli, impegnato in oltre 40 anni in studi demo-etno-antropologici, ci piace sottolineare il legame che la tradizione della zampogna ha con la Transumanza e con la nostra cultura pastorale. Non a caso nella biblioteca del Museo di Arte Casearia e della Transumanza del Caseificio Di Nucci abbiamo libri dedicati a questo tema, tra cui le riviste “Utriculus”, periodico diretto da Mauro Gioielli, ed esponiamo nella nostra collezione anche una zampogna della prima metà del Novecento, oltre alle statuine del presepe napoletano che rappresentano gli zampognari, custodi dei lunghi viaggi con il bestiame sui Tratturi, dalla montagna al mare e viceversa.

La zampogna è lo strumento della pastorizia. I pastori, durante le Transumanze, portavano con loro questi strumenti realizzati con legno e pelle di capra, e li suonavano nei momenti di pausa, allietando il cammino con le vibrazioni della musica. Anche oggi, gli zampognari che incontriamo nelle strade dei nostri paesi sono spesso vestiti di abiti pastorali. E quando arrivano loro è sempre festa.

Come anticipato, per immergerci in modo più approfondito nel mondo della zampogna e della Transumanza, abbiamo intervistato il musicista Mauro Gioielli, fondatore del gruppo musicale Il Tratturo.

Come nasce la zampogna?

«La zampogna ebbe origine dagli antichi aerofoni policalami d’epoca precristiana, che erano strumenti privi di otre. Non di rado, questi aerofoni venivano suonati col fiato continuo che consentiva di ottenere un suono ininterrotto. Ciò costringeva i musicisti ad una operazione difficoltosa, che doveva conciliare la respirazione con l’esecuzione dei brani. Poi qualcuno pensò di fornire lo strumento d’una riserva d’aria, utile al suonatore allorquando finiva l’aria immagazzinata nei polmoni. Nacque così l’utriculus (otricello), ossia la zampogna degli antichi Romani.

Le prime notizie storiche sull’uso d’un aerofono a sacco – ossia uno strumento musicale a fiato, con una o più canne sonore fornite di ance e alimentate tramite un otre – sono correlate, in via principale ma non esclusiva, alla figura dell’imperatore Nerone (37-68 d.C.). Svetonio, nel De vita Caesarum (Nero, 54), narrò che Nerone «Sub exitu quidem vitae palam voverat, si sibi incolumis status permansisset, proditurum se partae victoriae ludis etiam hydraulam et choraulam et utricularium». L’imperatore, pertanto, era in grado di suonare tre strumenti e si dilettava a fare l’utricularium (zampognaro), cioè il suonatore di utriculus (zampogna)».

Mauro Gioielli

Come nasce il suo interesse per la zampogna?

«È nato pressoché naturalmente, in conseguenza di ricerche risalenti ad oltre 40 anni or sono, riguardanti la musica tradizionale del Molise. La zampogna, infatti, è lo strumento più importante e rappresentativo della cultura musicale dei nostri territori. Un impulso alle mie ricerche è stato dato dal Circolo della Zampogna di Scapoli, una organizzazione culturale che mi ha consentito, dal 1991 al 2002, la direzione artistica (o la co-direzione) dell’ex prestigioso Festival della Zampogna di Scapoli, nonché la cura, quale direttore responsabile, del periodico a stampa “Utriculus”, che tuttora coordino insieme ad Antonietta Caccia, presidente del menzionato Circolo. Alla zampogna ho dedicato più di 40 anni di studi e oltre 100 opere fra libri, saggi, articoli, dischi, filmati».

Quali le caratteristiche della zampogna del Molise?

«La zampogna molisana si costruisce in tipi e modelli. Per tradizione, il tipo standard è quello “con chiave”, un congegno meccanico che si trova sul chanter sinistro (canna sonora impugnata con la mano sinistra; in dialetto: manca), di dimensioni maggiori rispetto al chanter destro (ritta). La manca e la ritta sono canne a modulazione di suono, ma la zampogna è fornita anche di uno o, raramente, due bordoni che emettono una sola nota fissa (pedale). I modelli si identificano con dei numeri convenzionali, i più apprezzati dai suonatori sono la zampogna “venticinque” e la “ventotto”. Va detto, inoltre, che negli anni Novanta dello scorso secolo sono state create zampogne innovative rispetto all’antica tradizione, con possibilità esecutive riferibili alla scala cromatica e con il bordone trasformato in un semi-chanter».

Quale il legame della zampogna con la Transumanza?

«È un legame forte e facilmente identificabile. La zampogna, infatti, richiama subito alla mente l’immagine del mondo pastorale. Essa ha, come elemento morfologico identificativo, un otre di pelle (di solito capra o agnello), emette un suono che ricorda vagamente il belato d’una pecora ed è stata storicamente correlata all’economia tratturale e alle migrazioni periodiche lungo i tratturi».

Vuole consigliare ai nostri lettori un suo libro sulla zampogna e la transumanza o magari una canzone?

Per quanto concerne lo strumento, consiglio «La Zampogna, gli aerofoni a sacco in Italia», due volumi da me curati nel 2005 per l’editore isernino Cosmo Iannone. Riguardo alla transumanza, tra le mie pubblicazioni segnalo il libro «Madonne, santi e pastori. Culti e feste lungo i tratturi del Molise», Palladino editore, Campobasso 2000. Infine, una menzione particolare per il Cd Contado. La Terra del Canto”, registrato dal gruppo “Il Tratturo” nel 2005.

Per ascoltare alcuni brani del gruppo Il Tratturo: http://www.maurogioielli.net/musica.htm

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